near miss del lavoratore

Near miss e sicurezza sul lavoro: perché tracciarli è la mossa più intelligente che un’azienda possa fare

Meglio un’azienda che registra zero near miss in un anno o una che ne registra cento? Quasi tutti rispondono zero. Nella maggior parte dei casi, però, è vero il contrario.

Chi segnala cento mancati infortuni non lavora in un ambiente più pericoloso: lavora in un’organizzazione che i rischi li vede, li racconta e prova a correggerli. Chi non ne segnala nessuno spesso non se ne accorge, oppure ha imparato che segnalare non porta a niente.

Con il decreto sicurezza, questa differenza non è più solo una questione di cultura aziendale.

Near miss per le aziende con più di 15 dipendenti: cosa prevede la legge?

L’articolo 15 del D.L. 159/2025, convertito dalla Legge 198/2025, trasforma la gestione dei mancati infortuni da buona pratica a obbligo. Le imprese con più di 15 dipendenti devono identificare i near miss, registrarli, analizzarne le cause e comunicare i dati aggregati insieme alle azioni correttive o preventive adottate.

Le modalità operative sono affidate alle linee guida del Ministero del Lavoro, definite d’intesa con INAIL, e a un decreto ministeriale sulla comunicazione dei dati. La legge chiede di valorizzare le procedure che INAIL ha già elaborato negli anni. Una cosa, però, è già chiara: per trasmettere dati aggregati, prima bisogna averli raccolti.

Perché i mancati infortuni valgono più di quanto sembri

Un near miss ha le stesse cause di un infortunio vero. La fretta di chiudere un lavoro, l’abitudine del “l’ho sempre fatto così e non è mai successo niente”, un DPI tolto per una lavorazione ritenuta breve. Cambia solo l’esito, e l’esito dipende dalla fortuna.

Il problema è che affidare il tracciamento alla sola segnalazione spontanea funziona male. Chi è coinvolto tende a minimizzare, molti episodi passano inosservati, i moduli cartacei arrivano tardi e incompleti. Il registro finisce per misurare l’abitudine a segnalare, non il rischio reale.

Tracciamento near miss 2026: dalla segnalazione alla rilevazione

Un sistema digitale non sostituisce le segnalazioni delle persone. Le affianca, registrando ciò che accade mentre accade.

È il principio dell’ecosistema che abbiamo sviluppato in Safe. Lo smartwatch rileva uomo a terra, invia SOS e parametri vitali. Gli smart DPI verificano che la protezione sia realmente utilizzata dove serve. Ogni evento viene usato per accrescere le statistiche e quindi migliorare l’apprendimento e la prevenzione di infortuni, anche attraverso una migliore pianificazione della formazione.

C’è un aspetto che per i near miss conta più di tutti: il sistema distingue un semplice avviso da un’emergenza, e anche un allarme rientrato lascia traccia. Molti mancati infortuni stanno esattamente lì, nell’evento che “per fortuna non era niente” e che su carta nessuno avrebbe mai scritto.

L’obiettivo non è controllare le persone. L’obiettivo è rendere visibile il rischio prima che diventi un infortunio.

Dal dato alla cultura della sicurezza

Il valore di un near miss non sta nel numero. La domanda giusta non è “quanti ne abbiamo avuti?”, ma “cosa abbiamo imparato da ciascuno?”.

Dati raccolti sul campo permettono di aggiornare il DVR su basi concrete e di costruire una formazione che parte da situazioni reali, accadute in quel reparto e con quelle attrezzature. È il passaggio da un’azienda conforme, che fa ciò che la legge chiede, a un’azienda che previene. E un andamento infortunistico migliore, dal 2026, pesa di più anche sul premio INAIL.

Vuoi capire come impostare il tracciamento dei near miss nella tua azienda? Scopri l’approccio Più Sicuri Business. Per il quadro completo delle novità, leggi la nostra guida al D.Lgs. 81/08.

Near miss: FAQ

Le aziende con meno di 15 dipendenti devono tracciare i near miss?

L’obbligo riguarda le imprese sopra i 15 dipendenti. Per le altre resta una buona pratica, coerente con l’obbligo di valutare tutti i rischi. (Fonte: CNA)

Avere molti near miss registrati è un segnale negativo?

Di solito no. Indica attenzione ai rischi e fiducia nel sistema di segnalazione.

I near miss vanno inseriti nel DVR?

Non il singolo episodio, ma ciò che emerge dall’analisi sì, se rivela un rischio non valutato.

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