
Nuovo logo Safe: un marchio che segue l’azienda, non il contrario
Il marchio Safe cambia. Il doppio colore lascia il campo a un lettering rosso pieno, che include la parola Safety. Il payoff dichiara apertamente la direzione dell’azienda, “Worker Digitalization – A New Era of Safety.”
Un restyling non è mai solo una questione grafica, soprattutto per un’azienda che da anni lavora sulla sicurezza sul lavoro nei cantieri e negli impianti industriali. Ne abbiamo parlato con Giulia Pedretti, Direttore Commerciale di Safe.
D: Il logo era rimasto lo stesso per anni. Perché cambiarlo adesso?
R: Perché nel frattempo è cambiata l’azienda. Quando è nato quel marchio, Safe era riconosciuta soprattutto come fornitore di dispositivi di protezione individuale. Oggi il perimetro è molto più ampio: DPI, dispositivi di protezione collettiva, tecnologia indossabile, formazione HSE, servizi di consulenza e, da ultimo, una piattaforma digitale. Il marchio non rifletteva più l’ampia offerta di soluzioni che presentiamo oggi.
Non ci siamo mai fermati e non abbiamo mai attraversato una fase di semplice mantenimento. Ogni volta che il mercato della sicurezza sul lavoro ha posto un problema nuovo, abbiamo risposto con un prodotto o con un servizio all’altezza degli standard richiesti. Il restyling arriva alla fine di un percorso, non all’inizio: prima si è mossa l’azienda, poi il logo.
D: Cosa cambia nel segno e cosa avete scelto di non toccare?
R: Abbiamo tolto. Il marchio precedente aveva due colori e un’ellisse che chiudeva il lettering. Oggi c’è un rosso solo, il nome, e in aggiunta la parola Safety che prima non compariva.
La ragione è pratica prima che estetica. Il nostro logo deve funzionare ricamato su un capo tecnico, stampato su un elmetto, visualizzato su un display da pochi centimetri e su una dashboard di controllo. Un segno con meno elementi resiste meglio a tutte queste condizioni. Chi lavora in cantiere non guarda un marchio in condizioni ideali.
Quello che non abbiamo toccato è il resto: il nome, il rosso, il carattere del lettering. Chi ci conosce da 35 anni riconosce il marchio al primo sguardo, ed era esattamente quello che volevamo. Aver liberato spazio ci ha permesso anche di aggiungere una cosa che prima non c’era, il payoff.
D: Nel payoff avete messo la parola digitalization. Perché darle tanto spazio?
R: È la direzione in cui stiamo investendo, ed è giusto che chi ci conosce da anni sappia dove stiamo andando. È diventata con il tempo una parte core del nostro lavoro che non riusciva ad emergere con il vecchio marchio. Insieme ai prodotti fisici che immettiamo oggi sul mercato, esiste anche una piattaforma digitale, un ecosistema che in questo modo trova il giusto spazio.
La differenza sta in cosa fa un dispositivo di protezione. Quello tradizionale è passivo: interviene nel momento dell’impatto, fa il suo lavoro e lo fa bene, ma non comunica. Non dice se è stato indossato, in quale area, quante volte una persona si è avvicinata a un rischio senza che succedesse niente. Un dispositivo connesso quelle informazioni le produce, e su quelle si può intervenire prima.
È un cambio di prospettiva anche per noi. Safe, non fornisce solo “semplici” DPI, ma vuole anche aiutare le aziende a capire dove il rischio si concentra davvero. Questo va ad ampliare la conversazione rispetto a quella che facevamo anche solo 5 anni fa.
Un marchio nuovo per una fase nuova
Il logo che vedrete da ora in poi è il riflesso di questo lavoro. Safe resta l’azienda solida che tutti, nel mondo della sicurezza sul lavoro, conoscono e riconoscono per l’affidabilità dei DPI e delle soluzioni proposte. Allo stesso tempo è l’azienda che sta investendo nella produzione di dispositivi sempre più intelligenti e costruendo un ecosistema digitale per la prevenzione.
Se volete approfondire come si potrebbero applicare le nostre soluzioni alla vostra realtà, scriveteci: partiamo sempre da un’analisi del sito e delle vostre esigenze operative.